
Il geniale fotografo Oliviero Toscani, venerdì 30 settembre, ha ricevuto il Premio Gianni Masciarelli tra vino, arte e abruzzesità
Oliviero Toscani centra l’inquadratura dietro i suoi inconfondibili occhiali rossi e scatta la fotoricordo di una giornata invidiabile.
Ha lasciato la Toscana – quella porzione di campagna dove coltiva, alleva e da un po’ ha cominciato a produrre ottimi vini – per arrivare a San Martino sulla Marrucina, il piccolo centro del chietino che quell’infaticabile vignaiolo di Gianni Masciarelli ha fatto pronunciare in tutte le lingue del mondo.
“Oltre la… vite” e oltre la vita del grande Gianni quel che è rimasto è anzitutto un ricordo vitale e corposo come certi vini dei Masciarelli: l’uomo moderno che torna alla natura e la reinventa e trasforma raggiungendo un prodotto, il vino, che mette assieme realtà ataviche e modernità progressive, solitudini e compagnie, ebbrezze e meditazioni, “povertà” e “ricchezze” dell’essere uomini.
Per la sua straordinaria personalità, per aver sdoganato contemporaneità e globalizzazione nell’Italia dell’ultimo quarto di Novecento, per le sue indimenticabili provocazioni e la genialità con cui non ha fatto arrendere l’opera d’arte al prodotto commerciale – perché è un fotografo d’arte prestato ragionatamente alla pubblicità – Oliviero Toscani ha ricevuto il terzo “Premio Gianni Masciarelli”, già stato di Gad Lerner e Bruno Vespa.
Stavolta avere un artista come premiato ha fatto piacevolmente scivolare ogni discorso sul terreno sfaccettato e gratificante della “creatività”. Quella che fa volare idee tra Milano, Parigi e New York e le vede tornare come segmenti indimenticabili della nostra memoria comune, e quella che le fa riposare e germogliare nella campagna silenziosa di spaccati italiani incontaminati in attesa che maturino “cose buone”.
Toscani incedeva con la sua bella figura, con la sua disponibilità e l’occhio attento alla moltitudine e ai particolari, nella piazzetta del paese e poi nel Castello di Semivicoli, aveva una parola cordiale per chiunque e regalava riflessioni puntuali sulla forza e l’importanza della creatività. La sua, quella di Gianni Masciarelli – così intelligentemente ereditata dalla moglie, Marina Cvetic (che insieme alla figlia Miriam ha voluto fortemente Oliviero Toscani per questa occasione) – e quella degli italiani che devono rimettersi in gioco trasformando l’esistente – il territorio, la propria cultura – dandogli nuova dignità e ulteriore spessore, per poter progredire e uscire da ogni crisi, non solo le più evidenti recenti e assillanti.
Il lavoro, viene allora da riflettere, qualunque esso sia, diviene “mestiere culturale” dal momento in cui l’immaginazione, anche quella spicciola, sa assicurare un valore aggiunto al prodotto del lavoro stesso, e permette così a chi ne fruisce di rintracciarvi curiosità, rimandi, novità, storie inedite, gusti diversi, nuova conoscenza insomma.
Lo abbiamo letto negli occhi e nelle parole di Oliviero Toscani che partecipava al calore delle persone del posto, alla loro volontà di fargli conoscere tipicità e fiori all’occhiello della propria terra; lo abbiamo visto a cena quando, da un bicchiere di vino rosso a un piatto di coratella fino all’ispezione della cottura del “coniglio sotto al coppo”, invitava riflessioni che prendevano forma da quei sapori.
Ritirando questo premio Toscani ha fatto un bel regalo all’Abruzzo, perché tutti si sono accorti che, osservando e ascoltando, cercava sinceramente d’intuirne l’anima. E forse, nell’anima, di fotografarne già il ricordo.
a cura di Giorgio D’Orazio